Rifugiati per natura

Nei libri di Sebald tutto sembra sgretolarsi: i suoi personaggi sono dei profughi, degli esuli, dei senza casa che si muovono sulla scena della propria esistenza privi di bussola. Ma tutti hanno un punto in comune: gli elementi naturali – alberi, falene, embrioni, api. Sebald però  non si limita a costruire delle assonanze.La natura compare piuttosto come estinzione interiore. Per questo Austerlitz,Selwyn, Bereyter sono caratteri contemporanei. Come i rifugiati di Sebald, anche noi sembriamo sempre sulle tracce di qualcosa o di qualcuno;il sentimento del progresso, intuisce Sebald, è una peregrinazione tra alberghi deserti, ville in abbandono, stazioni ferroviarie e aeroporti internazionali. Sebald parla della perenne sensazione di un mondo che svanisce. Il vagare, allora, è una figura della modernità, un carattere, un prototipo: il contro canto del sentimento di infatuazione per il cosmopolitismo promesso dai social networks. Per i vagabondi globali il mondo naturale sembra esistere soltanto dopo in funzione di un qualche collasso interiore. Non può più nemmeno essere un rifugio, come in Thoreau, è solo una alternativa alla morte immediata del sentimento della vita. Ecco, allora, l’ex psichiatra che diventa beekeeper, l’ex medico alpinista che diventa giardiniere vegetariano, lo storico dell’architettura che “esplode” visitando il museo di medicina veterinaria di Parigi…il mondo naturale è ciò che l’esule contemporaneo ha già perduto. image

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