Tomaso Montanari: ereditare Bernini e la biosfera

 

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La manifestazione del prossimo 7 maggio a Roma, Emergenza Cultura, pone per la prima volta un nesso molto chiaro tra pensiero e paesaggio. E questo accade perché i problemi che fronteggia il patrimonio artistico del nostro Paese sono gli stessi che minacciano e compromettono la biosfera: cosa proteggere ? Perché conservare? Che posto ha il passato nel nostro presente, e nel futuro? Tomaso Montanari ha riassunto molto bene il succo della questione: “la ‘tutela’ non è emergenziale ma sistematica e preventiva, ed ha l’obiettivo di rendere sicuro il patrimonio, e di consegnarlo inalterato alle generazioni future”. Quello che è in discussione attorno al 7 maggio è una dimensione storica che sta diventando determinante nelle forme che il futuro della società già ora va acquisendo, e cioè il problema dell’eredità. Due opposte concezioni si fronteggiano: alcuni considerano l’eredità (la bellezza artistica, linguistica, filosofica, biologica, geologica) come un dagherrotipo obsoleto, un gadget, un luna park, un safari; altri ritengono invece che l’eredità sia un sostrato imprescindibile del reale, perché l’eredità è il presupposto di ciò che siamo, non un inventario di beni promozionali. L’eredità, questo il messaggio estremamente costruttivo e nuovo degli interventi di Tomaso Montanari, è la capacità di elaborare il presente senza far fuori il debito contratto nei confronti dell’Altro; questa eredità fondativa non sa di polvere e di vecchie biblioteche, ma parte da Bernini, così come da Tacito e da Platone, per ripensare il mondo, e la cittadinanza, secondo una traiettoria di senso, non sciogliendosi in logiche di consumo. Il consumatore non si preoccupa di tirar fuori un orizzonte possibile dal suo consumo contingente, vive di un presente asintomatico ma per questo sterile e muto, mentre l’erede – della nostra storia evolutiva non meno che della nostra storia artistica – ha come scopo primario, citando Hegel, “di cercare ciò che ha spessore prima di tutto nella figura della lontananza”. Non per ripetere all’infinito il già ripetuto, ma per stabilire proporzioni, lasciar fiorire il nuovo, creare storie, sentirsi parte di un percorso e non un esule o un esiliato in terra propria. Come ha magnificamente mostrato Tomaso Montanari nella serie La Libertà di Bernini, il passato si eredita dentro il futuro. Cosa significa? Agamben: “La vera continuità storica non è quella che crede di potersi sbarazzare dei significanti della discontinuità relegandoli in un paese dei balocchi o in un museo delle larve, ma quella che accetta ‘giocando’ con essi di assumerli, per restituirli al passato e trasmetterli al futuro”.

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