Collezioni incontrollabili

” Il darwinismo classico rientra fra i sistemi lineari, e tuttavia concezioni cicliche si inseriscono in esso. L’immagine dei secchi alberi genealogici nei manuali comincia a corprirsi di foglie, ad assumere la forma di sfera o cespuglio. La ‘legge fondamentale della biogenesi’ è stata pensata a riprova dell’evoluzione lineare ascendente. Là si potrebbe altresì concepire come il ripetersi e il rinnovato attuarsi dell’idea della creazione nel singolo individuo e come servizio che la natura, nel complesso, anzi l’intero universo, ha da apportare alla sua formazione. È intorno all’uomo che ruota il grande teatro. Con ogni uomo, il mondo viene concepito nuovamente.

Sull’ininterrotto fluire del bios domina, nell’evoluzione dei ceppi animali, il ripresentarsi di elementi costitutivi, indipendenti dall’affinità: si tratta dell’ideale intervento di principi formativi. Ognuno dei grandi ceppi al suo interno da’ forma a esseri che volano, che nuotano, che vivono sulla terraferma, a parassiti e imitatori, a predatori ed erbivori, ed è sorprendente quale somiglianza nella forma e nella natura possa comparire nonostante la massima diversità in fatto di discendenza. Un saurio vive come un uccello, una civetta alla maniera della marmotta. 

Se si concepisce il pesce non più come una sorta di staffetta nel sistema dell’anatomia, bensì come una forma di vita e di destini, si può dire che esistono vermi, serpenti, sauri, uccelli, mammiferi e perfino uomini i quali sono pesci. Ciò presuppone uno spostamento minimo di prospettiva, che potrebbe verificarsi se la controversia sul nominalismo fosse affrontata in modo nuovo, come alcuni indizi stanno a indicare. Accanto, al di fuori e al di sopra del nostro sistema naturale ne esistono molti altri possibili. 

Un ordinamento della storia dell’umanità secondo prospettive estranee alla storia della civiltà e dei popoli, e che quindi somigliassero, diciamo, a quelle dell’astrologia, sembra oggi particolarmente difficile, anche prescindendo dal grande accumulo di dati. Quest’ultimo non dipende solo dai progressi compiuti anzitutto dall’archeologia – progressi che hanno ampliato la nostra conoscenza della protostoria e continuano a farla progredire, al punto che non solo sulle civiltà a noi già note viene gettata nuova luce, ma se ne scoprono altresì di nuove, prima totalmente sconosciute. A tutto ciò si aggiunge anche la sorprendente visione dischiusa sulla preistoria che ci rivela molto di più di un nuovo campo di indagine : a essere aperta davanti ai nostri occhi è una nuova  dimensione .

Quanto più i dati si accumulano, tanto più lo spirito deve con decisione riaffermare la propria giusta pretesa di dominarli, di ordinarli e di dare loro un nome. Forse già l’accavallarsi dei dati è in se’ un sintomo di indebolimento, un tratto ellenistico. Lo spirito si trasforma in direttore di museo, diviene custode di collezioni incontrollabili”.

Ernst Juenger, Al muro del tempo ( An der Zeitmauer ), Adelphi 2000

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