Alexey Rozin versus Dostoevskij, nascita di un sex symbol 


Non sappiamo se diserterà anche la notte degli Oscar, ma dopo la candidatura al Golden Globe, almeno per chi ha occhi per vedere, e’ chiaro che il sex symbol del 2018 sarà Alexey Rozin, il protagonista di Loveless, film epocale della nuova Russia firmato Andrey Zyvangitsev. Rozin e’ supremo in un film in cui raggiunge la maturità artistica ( e tutto un altro spessore maschile ) dopo aver interpretato il ragazzone scoppiato di vodka di Leviathan (2014) che aveva una famiglia solida alle spalle e una rassicurante monogamia vecchio stile (leggi: periferia dell’impero russo, e del XXI secolo). In Loveless la musica cambia tono: Boris e’ un trentenne congelato, con un matrimonio fallito, con cui Rozin da’ corpo, e non anima, perché di anima non c’è più traccia, all’unico tipo di maschio esuberante che sembra rimasto nelle società avanzate del post amore. 

Nascita di un sex symbol 

Forse bisogna aver letto almeno qualche pagina di sana, antica letteratura russa per riconoscere in Rozin/ Boris la forza di un archetipo. Il suo precedente russo è infatti il personaggio più corrotto di Dostoevskij, ossia Nikolaj Stavrogin che nei Demoni (1873) rappresenta il nichilista sensuale, l’edonista autodistruttivo, un uomo dal successo sociale assoluto. Stavrogin e’ il carattere per eccellenza del fallito con un ragguardevole conto in banca, che seduce e che però marcisce da solo nel proprio narcisismo mortifero. Un archetipo ottocentesco. Ma con il Boris di Rozin la Russia di Putin produce qualcosa di più, una figura non solo simile, ma abbastanza convincente da riassumere le tendenze erotiche di una intera società, e quelle economiche. Boris e’ un maschio vuoto, sessualmente potente, la cui anaffettività’ non gli impedisce certo di trovare donne disposte a sceglierlo. Le donne lo vogliono, eccome. Perché è questo il vero sex symbol di una epoca votata all’isolamento e alla solitudine ( l’epoca dell’IPhone ), incarnazione di una sorta di purismo erotico in cui la potenza della scopata ( la performance di Rozin nel letto della nuova compagna già incinta farà storia ) e’ corpo e basta, senza un domani, senza aspirazioni femminili da buttarci dentro ( “vero che non ci lascerai ?” chiede questa giovanissima ragazza amante di Boris ), senza un solo sentimento. Il purismo del nulla. Puro Antropocene. La gloria del testosterone nel terzo millennio. Dostoevskij non ci sarebbe arrivato, ma Zvyangitsev si’. Per questo a Cannes il suo sceneggiatore, Oleg Negin, ha insistito sul fatto che la storia di Loveless non è solo russa, e’ umana, ed è ormai dappertutto nel mondo occidentale. E aspettiamo che ne scriva Bettina Zagnoli su Il Fatto. 

Uomini di cartone

Boris e’ totalmente incapace di provare emozioni, ma non è solo un narcisista. È uno di quegli uomini che non si scusano mai, ignorano le conseguenze della maternità, e nei momenti estremi – quando le compagne e le mogli li smascherano – riescono a diventare patetici tirando su dal sottosuolo una tenerezza che non possono che recitare. Rozin riesce a dar corpo a quella forma di fascino erotico che consiste nell’essere assente, nel far aspettare, nell’essere al lavoro ( sempre ), nell’essere irraggiungibile ( perché appunto la scopata ha in se’ un valore ontologico assoluto, e’ contemplativa ). Un aspetto notevole (occhi blu e una barba che Peter Bradshaw sul Guardian ha definito alla Fidel Castro e che però ha indubbiamente una sua virtù ) aiuta Rozin a interpretare un sex appeal ruvido ma di impatto, dentro i cui misteri un sospiro al telefono mentre si sta in coda alla mensa aziendale vale più di dieci chili di muscoli. La narrativa globale pullula di questi caratteri, gonfi di testosterone auto-referenziale e la campagna #metoo ne ha ignorato l’importanza nello stesso immaginario femminile. Anna Karenina non si sarebbe innamorata di Boris, perché Vronskij era non solo sessualmente ben più del marito, era anche un gentleman. Ma nella cultura di Instagram, visto che l’esibizione è tutto, il narcisista alla Boris e’ una aspirazione collettiva: non da’ nulla, ma promette tutto. Ed è qui, su come le donne vivono un personaggio del genere, che il film gioca le sue carte più spietate : la nuova amante di Boris non ha minimamente capito di che pasta è fatto quest’uomo, irretita dalla suggestione romantica ( ebbene sì , ancora degna di Madame Bovary ) dell’amore senza preservativo, e quanto alla ex moglie, pure lei aveva commesso lo stesso errore della numero due. Come nella più grandiosa tradizione russa, il nuovo sex symbol di Zvyangitsev porta chiarezza nel sottosuolo.

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