Alexey Rozin, “le donne sono tutte principesse”


Fa un freddo siberiano il giorno in cui ho appuntamento via FaceTime con Alexey Rozin. Per caso, nell’androne del palazzo della mia interprete dal russo sta una Madonna in gesso custodita in una discreta teca dal vetro opaco ; ma no, questa non sarà una conversazione sfumata su antiche icone e devozione contadina, e nemmeno sulla rassegnazione russa, perché la statura artistica di Rozin porta altrove. Rozin ti fa percepire una intimità umana fatta di vodka e dolore, è vero, simile agli abissi disperati dei quadri di Ilya Repin, eppure intrisa di una dirompente virilità. Sono le cinque e mezzo a Mosca, lo scorcio di una finestra alle spalle di Rozin mostra la neve bianca che si spoglia della sua luce nel tardo pomeriggio. Alexey ha addosso una polo nera, i capelli corti e arruffati; è a suo agio, e saluta in inglese con un sorriso divertito. Scanzonato e diretto come il ragazzone di Leviathan, dedito agli scherzi con gli amici e ad un lavoro noioso e anonimo da agente della polizia stradale. Il Boris di Loveless, invece, è un uomo maturo e affermato : “ma sai, sono un attore, osservo le persone e questo mi aiuta a calarmi nei ruoli”. Gli credo, ma la ruvidezza del suo volto concentrato svela, così, lontano dalle scene, le sue doti mitopoietiche. Adesso ha quello sguardo tra il blu cobalto e il marrone con cui, in Loveless, entra dentro le cose, prova ad appropriarsene, per trovare un senso logico, anche quando sta zitto ed emana un silenzio denso come un buco nero di terrore e sgomento. Mi ricorda Nikolaj Stavrogin nei Demoni di Dostoevskij: ” si era fatto pensoso, ma forse senza sapere a cosa pensava”.

Forse, ma del resto Loveless ha detto qualcosa su di noi. Questo film di Zvyagintsev è un incontro con l’anima russa, e la sua immortale capacità di capire l’umano pur raccontando delle proprie lacerazioni. La cinematografia di Zvyagintsev è la Russia di Tiutcev, pur essendo anche il nostro Occidente : “Con la mente non si può capire la Russia/Non la si può misurare  con il metro comune / In lei c’è una essenza particolare / Nella Russia si può solo credere”. Loveless  e’ una storia russa che farà tradizione del pari dei suoi maestosi scrittori: “probabile, non ci ho mai pensato in questo modo, ma se lei fa questo parallelo, per la profondità del film,è possibile”. Sì, e la continuità  di caratteri riguarda sia gli uomini che le donne. Nella letteratura russa il sadismo femminile vanta tutta una galleria di donne frustrate e crudeli – come la Katerina Ivanonva dei Karamazov, che tormenta Dimitrij proprio perché lui non la desidera – e la moglie di Boris è questo tipo di donna. Insulta l’ex marito, gli dà del deficiente, dell’idiota, pretende di obbligarlo a prendersi tutta la colpa del suo essere rimasta incinta. Boris non la aggredisce mai, pur sentendosi umiliato. Alexey Rozin sospira:”è molto importante che lei abbia notato la violenza verbale di Zhenya. Tanti dicono, le parole sono parole, le azioni azioni, invece no, a forza di dirti brutte parole cominci a comportarti male, a crederci”. 


Ma Boris la paternità la rifiuta, Alexey ? Perché neppure lui è un angelo. Mi sono fatta una certa idea dell’atteggiamento che assume con Zhenya e poi con Maryana, la nuova compagna, con cui è molto coinvolto e poi però sempre più assente. Boris sembra un uomo senza una autentica intimità, isolato dalle proprie emozioni, afflitto da un senso di colpa che non sa riconoscere perché in fondo non ha mai saputo cosa farsene del suo essere padre. L’ho chiamato nichilismo erotico, perché la potenza sessuale e’ un elemento decisivo del film. Boris è capace di godimento, per se’ e per Maryana, ma affettivamente e’ lontano: “non ho mai pensato a questo rifiuto della paternità come un tema del film. E non è un compito che il regista ha affidato a Boris. Il fatto è che arriva un momento nella vita in cui le donne, che all’inizio erano tenere, amate principesse, si rivoltano contro di te; in più la vita quotidiana fa sì che la mascolinità venga fuori, l’uomo deve sentirsi uomo. Anche nel finale, vedi, quando Boris è cattivo col bambino avuto da Maryana, c’è questa mascolinità molto sentita”. Qui Rozin mi spiazza, mi da’ torto. Ma mi piace. Ha smontato ogni riga che ho scritto fino ad ora sul film. Nascondo gli appunti, quasi che possa sbirciare ciò di cui andavo fiera dal suo salotto di Mosca. Magari non erano proprio delle boiate, ma adesso la determinazione di Alexey coincide con la verità della sceneggiatura così come se la è sentita sulla pelle lui. Mi ritiro sul nichilismo anaffettivo, ma troviamo comunque una sintonia su un tratto determinante del suo personaggio, che per Zvyangitsev e’ stato possibile scolpire grazie soprattutto a Rozin. Perché Alexey è maschio. E oggi, in questa nostra conversazione, e’ disposto a concedere molto all’eros che vivono Boris e Maryana, una pulsione senza fronzoli, che si chiude, come un gioiello perfetto, invidiabile, nello spazio – tempo del fare l’amore dopo una giornata di lavoro. I registi americani non sono capaci di girare scene così pulite, e così eccitanti. Forse questa magia e’ prodotta proprio dal silenzio di Boris e dal suo corpo forte e pesante: ” se dovessimo trovare qualcosa di russo in Boris, dovrei dire che i russi non sono abituati ad esternare le emozioni , cercano di tenere tutto dentro. Il rapporto di coppia si deteriora, si’, e non è solo una questione di bambini. È l’ambiente. Ogni persona è responsabile del contesto che ha creato, ognuno sceglie la propria situazione, anche se i bambini contribuiscono alle difficoltà. Non so se Boris ami i suoi bambini, ma è lui che non vuole che Alioscia finisca in orfanotrofio”.


A questo punto entra nella stanza il figlio di Alexey, un bambino con i capelli biondo scuro, incuriosito, che si siede sul davanzale della finestra accanto al gatto di casa. Alexey, e se fosse, questo disgregarsi delle relazioni, un effetto economico del capitalismo? “Puo’ darsi. Chiaramente adesso, per un uomo medio – europeo, americano, nero o bianco – e’ difficile reggere. C’è l’ipoteca, il mutuo. C’è poca differenza con la schiavitu’ del Medioevo. Se non fossimo costretti a pensare al pane quotidiano, sarebbe tutto più facile. Siamo tutti sommersi da una marea di problemi. Tutto è però eros con Maryana, anche mentre lei è incinta, certo, quando la situazione diventa pesante l’eros scivola al secondo posto, ma non scompare”. Qualcosa sopravvive, nonostante quel momento mostruoso in cui Boris e Zhenya sono convocati all’obitorio per il riconoscimento del cadavere di un adolescente che potrebbe essere Alioscia. Lei ricomincia ad accusare lui di non avere abbastanza parole, non hai niente da dire, e Boris sprofonda in un pianto che azzera tutta la sua esistenza nell’enigma dell’essere la causa della vita e della morte di un bambino che era il suo bambino.

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Vien da chiedersi che cosa di ogni uomo e ogni donna resista a simili incontri con il limite delle proprie azioni, che possono essersi rivelate nefaste fino alla morte prima ancora che si avesse coscienza delle loro conseguenze. Sento che nel rifiuto di Alexey Rozin di considerare la freddezza verso la paternità un tratto emotivo del suo personaggio sta una chiave di lettura del modo in cui Loveless parla del sesso e dell’amore. Gli dico che lui è un sex symbol, appunto, perché il suo corpo di maschio quarantenne e’ vero, non omogeneizzato a furia di ginnastica come i corpi di Instagram, e questo rende le scene di sesso particolarmente realistiche, anni luce dalle banalità genitali Made in USA. Scoppia a ridere: “fa piacere sentirselo dire, non me lo aveva ancora detto nessuno! Cercherò di utilizzare questa considerazione e di approfittarne ! Se le donne italiane dicono che sono un sex symbol, c’è da crederci ! Sono d’accordo, gli uomini non sono perfetti”. No, nessuno lo è. Qualunque cosa accada, qualunque delusione o disperazione ci abbia fatti a pezzi, l’eros e’ l’opzione più umana che abbiamo a disposizione. L’unica che ci rende umani.

PS Alexey non andrà a Los Angeles per gli Oscar e seguirà la premiazione da casa sua a Mosca. Credits: Anna Kalinko per la traduzione dal russo, Anna Chiara Ferrero per mediazione e pr.

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