Gli ultimi trenta leopardi della Cambogia a un passo dall’estinzione

Lo scorso primo marzo un comunicato stampa di Panthera ha confermato, grazie a dati recentissimi, che l’ultima popolazione ancora in grado di riprodursi di leopardo della Cambogia e’ ad immediato rischio di estinzione. Negli ultimi 5 anni il loro numero è crollato del 72%. Stiamo parlando degli ultimi 20-30 leopardi dell’intera Indocina orientale e cioè dell Cambogia, del Laos e del Vietnam. Dello home range originario e’ perso il 95%. La notizia di impatto catastrofico per la tenuta degli ecosistemi a foresta tropicale della regione non giunge purtroppo inaspettata considerato la estrema frammentazione degli habitat e la perdita progressiva di grossi erbivori (defaunazione) che sono la preda naturale del leopardo, ma anche dei cacciatori di frodo che riforniscono i mercati rurali di bushmeat (carne selvatica). La perdita e’ tuttavia particolarmente grave perché il leopardo della Cambogia e’ una sotto specie di leopardo e la sua scomparsa segna una semplificazione irrecuperabile in termini evolutivi nella famiglia dei felidi. 

 Il report e’ stato pubblicato nel giornale ufficiale del gruppo WildCru di Oxford (University’s Wildlife Conservation Research Unit, lo stesso che aveva monitorato Cecil the Lion in Zimbabwe ), e cioè il Royal Society Open Science journal, insieme a Panthera ( che ha in Cambogia un suo ricercatore di punta, il dottor Jan Kamler ), WWF-Cambodia, l’American Museum of Natural History, e il Forestry Administration of the Ministry of Agriculture Forestry and Fisheries of Cambodia. I dati sono stati raccolti sulle Eastern Plains e rivelano la densità più bassa di leopardi mai riscontrata in Asia ( 1 individuo ogni 100 kmq ). 


Jan Kamler e’ il coordinatore del Panthera Southeast Asia Leopard Program: “questa popolazione rappresenta l’ultimo barlume di speranza per i leopardi di tutto il Laos, la Cambogia e il Vietnam – una sottospecie sul punto di scomparire. Come comunità internazionale non possiamo più permetterci di trascurare la protezione di un felino assolutamente unico. Dobbiamo unire le forze per agire e non soltanto a parole, per stroncare la diffusione epidemica del bracconaggio che minaccia questo animale meraviglioso”. 


Il professor David Macdonald, direttore del WildCRU e anche lui coautore della pubblicazione : “i leopardi sono capaci di un opportunismo incredibile, si adattano ad habitat molto diversi dai deserti alla giungle urbane, ma la loro adattabilità li mette rischio ; la gente pensa, fantastico, allora i leopardi possono cavarsela, ma non sarà così ! In nessun posto le cose vanno ben come crede il pubblico e ci siamo resi conto dati alla mano che nel sud est asiatico i leopardi si avviano verso una catastrofe”. Per dare una idea del tipo di animale che perderemo gli autori sottolineano che la preda preferita del leopardo qui in Cambogia e’ il banteng, un bovino selvatico che può pesare fino a 800 chili, cioè 5 volte la massa corporea di un leopardo adulto. Si tratta di un cambiamento nelle abitudini predatori dei leopardi causato dalla estinzione della tigre (2009 per le fonti ufficiali ), che ha aperto una nicchia eclogica finora inaccessibile. 


Questo conferma quanto sta emergendo dagli studi più aggiornati sui grandi felini che un tempo coesistevano in tutti i loro habitat, e cioè che i predatori di vertice compongono reti trofiche complesse e interdipendenti ; la fine della tigre in Asia orienta poi i bracconieri sui leopardi nebulosi e i leopardi, senza contare le ossa da importazione di giaguari, e soprattutto leoni africani. I bracconieri mettono trappole dappertutto per catturare maiali selvatici e cervi da destinare alle macellerie di bushmeat e puntano ai felini per rivendere a prezzi altissimi denti e pelli. Da molto tempo ormai il sud est asiatico e’ diventato un laboratorio per il cocktail di defaunazione, demografia umana e cambiamenti climatici che segneranno il futuro della regione in questo secolo. 

Credits : Panthera and especially Susie Weller; all photos are from Panthera 

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