Mess with your values

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In un fine settimana ricco di appuntamenti elettorali sul continente, inaugura a Berlino (dal 3 marzo al 29 aprile 2018, alla n.b.k. Neue Berliner Kunstverein) la mostra Mess with your values. Ancora una volta viene dalla capitale tedesca una riflessione – molto variegata – su chi siamo oggi in Europa e su come il passato condizioni e formi la nostra coscienza collettiva. La domanda che gli 11 artisti esposti pongono, ognuno nel suo originale eclettismo, è se il patrimonio di convenzioni e codici che ci portiamo sulle spalle possano tornarci utili nell’affrontare i cambiamenti sociali che chiedono la nostra attenzione, e reclamano nuovi confini etici. La mostra è comunque un insight dentro la diversità artistica di Berlino: racconta l’incontro tra gruppi sociali differenti, la spinta al riconoscimento dell’uguaglianza dei generi e si interroga sul modo in cui le rotture con il codice aprano nuove opportunità di condivisione.

Tutti e 11 gli artisti (Yalda Afsah, Lars Bjerre, Jeremiah Day, Annette Frick, Katrin Frick, Katrin Glanz, Nadira Husain, Wilhelm Klotzek, Andréas Lang, Annika Larsson, Zoe Claire Miller, Katrin Winkler) sono stati premiati lo scorso anno dal Senato di Berlino per il valore pubblico del loro linguaggio artistico.

L’aspetto tuttavia più interessante della mostra sono le opere che appartengono alla “storiografia geografica”, cioè ad un tipo di investigazione narrativa del passato che sta acquisendo peso specifico ovunque si cerchi di integrare le testimonianze del passato con la conformazione geopolitica attuale del Pianeta. Già solo nell’ultima Berlinale s’è parlato per la prima volta del Rwanda grazie al regista Samuel Ishimwe, che ha scritto la sceneggiatura del suo documentario (il titolo è  Imfura ) in francese. In Germania questo sguardo consapevole e molto critico riguarda soprattutto il colonialismo dell’epoca guglielmina in Africa (ad esempio le lectures della Deutsche Photografische Akademie di Amburgo e soprattutto PHANTOM GEOGRAPHIE. Eine Spurensuche in Zentralafrika di Andréas Lang) e ha il pregio di spostare l’attenzione del pubblico da un focus esclusivo sul periodo nazista, per mobilitare invece l’attenzione sulle responsabilità profonde nei genocidi compiuti su suolo africano dalla civiltà europea nella sua totalità, con conseguenze ben visibili oggi nell’assetto economico di buona parte del continente, e nella sua devastante miseria. Per questo vediamo alla Neue Kunst Verein Katrin Winkler (già intervenuta alla Berlinale 2017 con Towards Memory) che lavora su come si forma la memoria collettiva a partire dalle tracce del genocidio degli Herero e dei Nama in Namibia (1904-1908). La Winkler combina gli elementi storici con immagini fotografiche telescopiche usate per misurare i raggi gamma. Nella sua installazione Ester Utjiua Muinjangue, presidente della Ovaherero Genocide Foundation, legge le poesie del Nesindano “Khoes” Namises su musiche di Cecilia Oletu Nghidengwa.

Mess with your values si inserisce in questo filone parlando dei legami tra società, territori e narrative, ossia il racconto più o meno indulgente ed autoassolutorio che le comunità sono disposte a concedersi in nome della coesione interna. Il “disordine” (mess) è allora una strategia creativa che rende possibile un nuovo sguardo sulla comunità, meno dogmatico anche quando si tratta di capire che il passato non è mai né ombra né fantasma – come pensava Romain Gary – ma forza attiva capace di scolpire continuamente i confini psicologici e culturali in cui viviamo ogni giorno, sulla metropolitana, in un caffè o nell’incontro con i nuovi europei sul treno per il Charlottenburg.

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