La insolita convivenza delle api con la Lamborghini. Con il Conapi al FICO di Bologna

img_4580.jpg(cartolina Conapi – dalla cartella stampa)

Parlare di api è oggi abbastanza di moda, ma poche persone, in un settore che sta subendo forti contratture di produzione a causa dei cambiamenti climatici (il miele di acacia è sempre più caro ed è ormai un proxy, un indicatore ambientale, di come le stagioni alle latitudini del centro-nord della Penisola siano alterate), lo fanno con la convinzione del Conapi, il Consorzio Italiano dei produttori. Lo scorso 18 maggio il marchio storico del Conapi, Mielizia, ha organizzato una giornata esplorativa delle proprie attività didattiche aperte al pubblico, e di alcuni prodotti appena usciti, in un “ambiente” nuovo per il Consorzio, il FICO Eataly World di Bologna. Il parco agroalimentare è stato presentato già nel 2017 come una sorta di miracolo italiano, vetrina di alto profilo per tradurre in scelte consapevoli un modo diverso di uso delle risorse del territorio e dei suoi animali da allevamento. In una giornata molto calda per un maggio stranamente piovoso – e come potrebbe essere altrimenti, con la cifra tonda di 410 ppm di CO2 in atmosfera – la visita al FICO è stata una sorta di test, che ha infine mostrato la dedizione coraggiosa del Conapi alla propria causa – un patto solidale tra api ed esseri umani – anche in contesti discutibili.

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Conapi è il primo produttore di miele biologico in Italia : il 45% dei soci sono biologici e tutti gli iscritti sono uniti nel sostenere una “agricoltura pulita” da pesticidi, erbicidi ed insetticidi di sintesi. Il suo marchio Mielizia vuol dire oltre 600 apicoltori e più di 90mila alveari in tutta Italia, ma anche un atteggiamento culturale verso il cibo. La guerra contro lo zucchero usato come additivo in ogni tipo di alimento è la punta di un iceberg. Il 24 maggio il Congresso Europeo sull’Obesità riunitosi a Vienna ha confermato la preoccupazione della WHO (World Health Organization): i bambini che abitano nei Paesi mediterranei sono per metà obesi e non sanno più cosa sia una dieta con pomodori, olive, pesce fresco, verdure.  Mielizia ha appena messo sul mercato un nuovo tipo di composta ( albicocca, fragola e mirtilli) senza zucchero, dolcificata con miele di Sulla. La composta non contiene neppure pectina, ed è a residuo zero di pesticidi. Molto meno dolce di una composta tradizionale di frutta, e molto più saporita. Nel corso della giornata al FICO, uno chef ha poi mostrato come il miele, quando è veramente buono, possa essere utilizzato in molte preparazioni gastronomiche che limitano il consumo di grassi saturi e arricchiscono scelte vegetariane: carciofi fritti conditi con maionese di soia (latte di soia, olio di girasole, miele di eucalipto e peperoncino piccante), polpette di ceci, riso rosso, alloro e miele di castagno, e pasta integrale con pomodori secchi e asparagi e miele di coriandolo. E questo è stato il nostro pranzo. Strepitoso (anche grazie a colleghi blogger molto brillanti).

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La presenza del Conapi a FICO, ci spiegano, rientra in una politica di “impegno etico e di divulgazione del valore dell’apicoltura, che va ben oltre la produzione di prodotto apistici (…) E’ una opportunità essere in questa sede, una vetrina per farci conoscere nel dettaglio e in profondità e mostrare cosa è la biodiversità italiana”. All’esterno del padiglione FICO è stata infatti costruita una piccola oasi per un alveare sperimentale, con tre arnie, e una comunità di api che verranno monitorate nel tempo. Le visite didattiche hanno un obiettivo nobile, e cioè mostrare la ingegnosità biologica dell’ape, un insetto antico 30 milioni di anni, che ha avuto un ruolo sostanziale nella affermazione della civiltà agricola umana. Lo sforzo progettuale del Conapi, qui, è però anche culturale, nel senso che osservare da vicino decine di api al lavoro dovrebbe fare di questo insetto un animale più familiare, più quotidiano, e quindi suscitare rispetto e una coscienza storica sull’importanza di specie evolutesi lungo milioni di anni insieme a noi. La biodiversità così come la vediamo ha richiesto tempi lunghissimi perché l’evoluzione scolpisse ciò che diamo per scontato, e nella dimenticanza collettiva di ritmi complessi, eppure intrecciati alle nostre giornate, il miele è biologia diventata racconto: cooperazione, solidarietà di gruppo, capacità di sacrificio, interazione con gli altri (piante, fiori, esseri umani).

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Il FICO è però altra cosa rispetto a tutte queste ragioni. Che questo vasto centro commerciale (dove hanno il loro bel posto nomi come Amadori, Granarolo e Balocco) possa essere una scuola di cultura ecologica, o green o sostenibile, attraverso il semplice atto dello scegliere cosa mangiare, è abbastanza complicato crederlo. All’ingresso, un totem di sponsorizzazione del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2018 ha recitato un po’ la parte che un ottimo cosmetico di Christian Dior ha in un giusto make up. Le imperfezioni si possono coprire solo fino a un certo punto. Nel martellio di una musica onnipresente e dell’ultima hit dello Stato Sociale, ho camminato in un padiglione simile ad un hangar votato alla vendita, e a questa soltanto. Il “reparto” informativo sugli animali esordisce con l’Arca di Noè, e le sue spiegazioni rimangono circoscritte alle specie addomesticate. Il motivo è abbastanza chiaro, quando si arriva alla fine del percorso, dove sta Hortus, una serra lontana anni luce dalle atmosfere di Interstellar, che espone lattughe reali e erbe aromatiche. Perché davanti ad Hortus c’è l’allestimento della Lamborghini: L’uomo e il futuro, recita lo slogan che ne rende ragione, spostando di botto l’attenzione del visitatore dal cibo al rumore acritico di un motore a scoppio.

Nei giorni del Festival dello Sviluppo Sostenibile una riflessione sul valore della natura sarebbe stato auspicabile, se non fosse che l’argomento centrale di questo dibattito – fare del valore di scambio un valore di coscienza – è costantemente ignorato nel discorso ambientale. Ma che in un posto votato, benché in modo eclettico e legittimamente articolato, alla cultura del mangiare bene perché produrre cibo equivale a impiantare sul Pianeta protocolli di prelievo e trasformazione di risorse organiche (animali, piante, DNA), la Lamborghini ardisca interpretare la direzione del futuro, be’ questo è piuttosto ridicolo dal punto di vista del giornalismo ambientale. Bisogna pensarla, questa Lamborghini al FICO, e prendendo le distanze dalle categorie di realtà (sostituzione di tecnologie fossili con tecnologie a energia rinnovabile) con cui l’ambientalismo militante e di successo fa sfoggio di se stesso. Le api non possono essere messe in sequenza logica con la Lamborghini, coesistere con l’idea che la Lamborghini veicola nel mondo, condividere con la Lamborghini un progetto sano di futuro. L’impegno qui a Bologna del Conapi e di Mielizia porta con sé un robusto realismo su quanto sia urgente ridefinire le relazione tra persone e animali, e può darsi che il FICO dia una mano in tal senso. Domanda apertissima, che vale la pena tenere aperta.

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