Jurassic World – Il regno distrutto: al cospetto della genetica siamo tutti sudditi senza diritti

IMG_4627

Jurassic World – Il regno distrutto non è un film per bambini. E non per la violenza delle scene di caccia che coinvolgono predatori terrestri e acquatici di una ferocia fuori dall’immaginario, ma per la crudeltà inflitta agli animali. I teropodi di Isla Nublar soffrono moltissimo in questo film, che è il più completo della saga inaugurata 25 anni fa da Spielberg. Finalmente, il regista Cuan Antonio Bayona costruisce un racconto non solo azione e terrore – la paura senza nome che proviene da ciò che dovrebbe stare in un museo e invece viene di nuovo forzato alla vita – ma anche riflessione angosciata sulla disponibilità umana a negare i diritti delle altre specie. Ma non pensate che ci sia dell’ecologismo facile nel film, perché vi sbagliereste di grosso. La trama del Jurassic World è il business dell’estinzione: sfruttare le specie già consegnate al passato fossile per imitare Michelangelo giocando con le basi azotate del DNA (non basta più clonare un allosauro o un raptor, adesso bisogna mischiare il pool genetico di più teropodi per “migliorare” le loro caratteristiche adattative) o ripulirsi la coscienza dopo aver preteso la loro resurrezione in nome del progresso scientifico. 

Sono passati alcuni anni dal disastro del parco dei divertimenti su Isla Nublar, dove i bambini potevano “cavalcare” i piccoli di triceratopo come si fa sulle giostre. Claire Dearing ha fondato una NGO per la protezione dei dinosauri: affiancata da uno staff all’altezza di un militante green blog dotato di computer Apple, Claire tenta di convincere politici e simpatizzanti che bisogna salvare le specie in pericolo di Isa Nublar, evacuandole prima che il vulcano tornato in attività esploda. Già, ma spostarle dove? Non sarebbe meglio lasciarle al loro destino, ad una seconda estinzione di massa?

Così la pensa il matematico Ian Malcolm, che sul Jurassic Park ha sempre nutrito più di un dubbio. Stavolta Malcolm fa quello che gli ambientalisti non sanno fare, e cioè ragionare filosoficamente. Davanti ad una commissione del governo americano Malcolm dichiara che sì, i teropodi devono estinguersi, perché così si sono messe le cose per loro nel loro ecosistema. Ma c’è di più. Lasciati a se stessi su Isla Nublar, i dinosauri si sono ripresi il proprio habitat: “la loro presenza presuppone la nostra assenza”. I dinosauri se la cavano benissimo senza di noi, come le specie selvagge nei pochi habitat rimasti nel nostro mondo reale. Ma può un creatore onnipotente rinunciare alla propria “megalomania politica”? Se dinanzi alla prepotenza della tecnologia, dice Malcolm, ci siamo trovati impreparati ( antiquati, avrebbe glossato Guenther Anders), al cospetto della genetica dovremmo quanto meno sentire un bel brivido gelato lungo la spina dorsale, prima di applaudire, perché “la morte la conosciamo solo quando la abbiamo in faccia”. 

Il creatore è per definizione un despota. La libertà delle creatura è solo una utopia, come insegnano le religioni monoteiste. E quando Claire si trova davanti alla proposta di “traslocazione” di almeno 11 specie fuori da Isla Nublar grazie ai soldi e allo staff militare dell’erede di Hammond, Sir Lockwood, l’opzione ambientalista si svela per quello che è: una riserva per animali estinti in via di estinzione. Un altro parco, un altro recinto, un altro confine per mettere in sicurezza l’esito sfacciato – e quindi pericolosissimo – dell’ingegno umano. E’ su dettagli come questo che il Jurassic World gioca la sua partita di film impegnato. La cattura dei dinosauri su Isla Nublar mozza il fiato perché lo schermo rimanda la paura e lo sconcerto degli animali sedati, ingabbiati e sposati con gli elicotteri verso un altro mondo (la riserva): non vi ricorda forse i rinoceronti, i leoni e gli elefanti mezzo addormentati con il Fentalin e traslocati in parchi nazionali per ripopolare aree wild ormai vuote? O per salvarli dai bracconieri, dai trafficanti cinesi e della Borsa di New York?

IMG_4628

Naturalmente non esiste nessuna riserva per i dinosauri. Li attende una cantina buia (il sottosuolo della mente umana) con vani in calcestruzzo, uno per ogni animale. Gli animali saranno venduti in una asta da almeno 100 milioni di dollari a ricchi imprenditori, mafiosi, degenerati e politici di ogni Paese pronti a pagare per avere un giocattolo vivo che ha sconfitto il tempo geologico e la morte. Per Blu, il velociraptor femmina che ha condiviso il proprio imprinting con Owen Grant, il paleo-zoologo che riesce a comunicare con i predatori del Giurassico, il destino è ancora peggiore. L’imprevedibilità evolutiva l’ha resa speciale, e i genetisti al lavoro sul paleo-DNA vogliono sfruttarla al meglio. Per creare ciò che non è stato ancora creato. Un incesto tra specie. Owen e Claire a questo punto sono costretti a fare i conti con le loro stesse azioni: Claire aveva dato il permesso per la clonazione dell’Indominus, un predatore con i geni del T-rex e molto altro, un mostro ingovernabile e super intelligente. Owen si era prestato a sperimentare un training di addestramento con i raptor, rendendo di fatto Blu disponibile ad essere usata come arma biologica e incrociata con l’Indominus. 

Claire e Owen saranno costretti a muoversi in un mondo completamente sovvertito, plasmato da una nuova unità di misura della realtà, e cioè le possibilità insite in un laboratorio di genetica. L’estinzione siamo noi, non solo perché disponiamo dell’estinzione attraverso le nostre pretese sul Pianeta, ma anche perché estinguendo tutto ciò che riteniamo adeguato all’estinzione (le specie ormai inutili nei programmi biopolitici della civiltà)  estinguiamo noi stessi. La cantina buia frastornata dal ruggito del T-Rex e dell’Indoraptor, che non ha mai visto la luce del sole, è il nostro inconscio, l’apoteosi delle nostre pulsioni creative. La strada verso la libertà ha per i dinosauri il nome di una bambina che condivide con loro la sofferenza dell’essere stata creata. 

Annunci

Un pensiero riguardo “Jurassic World – Il regno distrutto: al cospetto della genetica siamo tutti sudditi senza diritti

  1. Un commento appropriato e riflessivo sul futuro dell’essere umano su questa terra. Se l’uomo non riuscirà a darsi dei limiti sulla ricerca e sull’egoismo sfrenato del guadagno finiremo per estinguerci come i dinosauri.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...