Cosa dobbiamo aspettarci dal Rebellion Day del 15 aprile?

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(Credits: Extinction Rebellion France on FB)

Il Rebellion Day del prossimo 15 aprile segna l’inizio di una revisione dei presupposti su cui si pretende costruita la nostra Europa. Ne La dialettica dell’Illuminismo, l’opera geniale che già tutto dice sulle cause del collasso della biosfera, Max Horkheimer e Theodor Adorno rileggono la storia di Odisseo e delle Sirene. Odisseo sa che per sconfiggere la minaccia posta contro di lui dal potere arcaico del mito a nulla gli servirà una opposizione frontale. Nessuno può sopravvivere per davvero al canto delle Sirene. Ha bisogno di furbizia: “l’astuzia è sfida divenuta razionale”. 

Infatti, argomentano Horkheimer e Adorno, “Odisseo non tenta di seguire una altra via da quella che passa davanti all’isola delle Sirene. E non tenta neppure di fare assegnamento sul suo sapere superiore e di porgere libero ascolto alle maliarde, nell’illusione che gli basti come scudo la sua libertà”. La soluzione al dilemma – voler ascoltare, cedere alla lusinga del piacere naturale, al richiamo seduttivo della natura contro la cultura – sta nel vizio di forma del contratto mitico: non sta scritto da nessuna parte che non si possa ascoltare le sirene legati all’albero maestro. E quindi “proprio in quanto, tecnicamente illuminato, si fa legare, Odisseo riconosce la strapotenza arcaica del canto. Egli si china al canto del piacere, e lo sventa, così, come la morte (…) l’ascoltatore legato è attirato dalle Sirene come nessun altro. Solo ha disposto le cose in modo che, pur caduto, non cada in loro potere”. 

Nella lettura dei due francofortesi, l’astuzia di Odisseo rappresenta la ragione illuministica. La razionalità capace di mettere in equazione il mondo intero, che però continua a sentire l’irresistibile chiamata di quella natura che ha razionalmente soggiogato. Horkheimer e Adorno vedono cioè nel mito delle Sirene una forma preistorica del modo in cui la ragione che tutti siamo abituati da secoli a venerare ha raggiunto il culmine del suo potere: negando la natura, che però torna sempre come residuo non elaborato, come conto da pagare, come termine non mediato del gioco mai chiuso che è l’esistenza terrena del soggetto pensante, di Homo sapiens insomma. Odisseo si salva la pelle, ma non vuole salvarsi senza aver ascoltato, e non può rinunciare ad ascoltare, e quando la nave finalmente procede oltre egli porta nel cuore il rimpianto malinconico del piacere disatteso. Il nostro rampante “Illuminismo” ha sì plasmato a sua immagine e somiglianza il mondo, ma lo ha anche compromesso al punto da porre a rischio se stesso. La “ragione” di kantiana memoria, ci dicono Horkheimer e Adorno, è il fondamento di una struttura di dominio sociale ed ecologico insieme. Schiavi della razionalità assoluta, perché essere razionali ci avrebbe liberato dai vincoli della natura, siamo rimasti impigliati nelle conseguenze della razionalità. 

La storia di Odisseo e delle Sirene pone insomma, su più piani, la questione della libertà e se non sia o meno il caso di discutere su quanto la razionalità efficientissima della civiltà capitalistica eroda, invece, le libertà fondamentali degli esseri viventi, tutti, animali e persone. Ed è di libertà che parleremo infatti il 15 aprile prossimo durante il Rebellion Day, quando Extinction Rebellion bloccherà Londra per dare inizio ad un cambiamento nell’atteggiamento che siamo soliti riservare alla fine del nostro stesso Pianeta. È una ribellione. Non violenta, ma comunque un atto di ribellione.

Contro cosa, allora, siamo in rivolta il 15 aprile? Prima di tutto, contro l’inerzia, che è ormai una forma sofisticata di consenso programmato. La mostruosa efficienza del sistema produttivo ( e nella produzione vanno incluse anche le industrie del piacere, la pubblicità, l’editoria, lo spettacolo) ha forgiato il carattere e l’indole di noi tutti. Adeguarsi in silenzio sembra essere l’unico modo, a quanto pare, per sopravvivere. Ma la libertà di essere ciò che si desidera, e quindi la libertà di dissentire rispetto ai modelli dominanti, è il nucleo di ogni rivoluzione. Non possiamo aspirare ad un cambiamento se non aspirando alla nostra specifica forma di libertà. Alla nostra voce personale, autonoma. Le condizioni di distruzione della biosfera e dell’atmosfera sono le stesse che ci vogliono atrocemente non-liberi. Scegliere dunque di aderire alla ribellione con Extinction Rebellion significa scegliere la propria libertà. Ancora una volta, è evidente fino a che punto la causa della dignità umana sia una cosa sola con la causa della dignità delle faune e degli ecosistemi. La natura seducente che Odisseo sentiva in sé, e che però, uomo già moderno, doveva tenere a freno per riuscire a tornare a casa. 

Il secondo punto di rivolta sono le diseguaglianze sociali. Extinction Rebellion ha posto sin dall’inizio come strutturale alla propria attività la povertà crescente, la mancanza di un futuro economicamente stabile per chi oggi ha 30 anni, e la rovina dei precari 40enni che hanno pagato sulla propria pelle la rivoluzione globale digitale di epoca clintoniana. Si è liberi non solo quando si può vivere del proprio lavoro, ma anche quando quel lavoro non ti chiede un tributo di sangue, ossia un inquadramento totale, dittatoriale, all’ordine già scritto, già dato per storicamente definitivo. Questo ordine ormai solidificato, come se nulla al di fuori di esso potesse sussistere, è il collasso della biosfera. Libertà e giustizia sociale sono domande politiche la cui radice è quella stessa razionalità assoluta scritta nella logica del profitto che ha mandato a carte quarantotto il sistema climatico terrestre. 

Extinction Rebellion insiste: bisogna che i governi dicano la verità ai cittadini, su come siamo messi. E cioè ammettano che tutto ciò che ci era stato promesso (il benessere eterno, il progresso, la fine della storia) non si è realizzato. Perché non poteva realizzarsi essendo fondato sulla distruzione del Pianeta, ossia del contesto esistenziale e biologico, insieme, da cui l’umanità dipende. 

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