XR, La dignità è politica allo stato puro

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Se c’è una parola che descrive al meglio i primi quattro giorni della ribellione internazionale di Extinction Rebellion in Inghilterra, in Francia e in Germania è questa: dignità. Di solito la dignità è un atteggiamento mentale che viene ricondotto alla integrità interiore di un individuo, alla sua disponibilità a non rinunciare al rispetto di sé in nome del beneficio altrui. Possiamo però affermare che l’aggravarsi della crisi ecologica ha ormai indotto una rapida riformulazione della dignità umana: oggi, ha dignità chi ha deciso di ribellarsi, ossia di assumere una visione di se stesso e del mondo aggiornata al XXI secolo. Una visione del mondo, è indispensabile ripeterlo, storica. Coerente, in altre parole, con la nostra epoca, che è l’unica che ci è toccato in sorte di vivere. E a cui apparteniamo. Non esiste responsabilità storica al di fuori di un sentimento di sé fondamentalmente storico. Si diventa responsabili della propria condotta solo quando si comprende che la propria epoca storica è il prodotto di azioni, intendimenti e scelte. È cioè opera umana. La dignità dei rivoltosi di Londra e Parigi è radicata in questo principio politico. 

La dignità è politica allo stato puro: fomenta il senso critico, getta il seme dell’indignazione, fortifica la reattività alle menzogne propagandistiche della politica ufficiale (obiettivi climatici derogabili al 2050 o anche 2100, insofferenza per il disaccoppiamento degli investimenti verdi dalle voci di spesa e quindi dalle necessità di pareggio della prossima legge di Bilancio).  Ma avere un atteggiamento dignitoso oggi significa soprattutto voler vedere le cose per come sono e non insistere in una vanità di facciata, che relega le informazioni scientifiche sul collasso del Pianeta a pettegolezzo rompiscatole. L’opposto della dignità, lo dimostrano gli attivisti di Extinction Rebellion, è la superficialità storicamente alienata. 

In UK sono già state arrestate almeno 1000 persone, tra cui un 95enne. Il 10 ottobre è avvenuto l’impensabile (talvolta ciò che non si ha neppure l’ardire di desiderare è invece ciò di cui si avrebbe massimamente bisogno): gli attivisti inglesi hanno bloccato il salone delle partenze del City Airport di Londra, si sono arrampicati sul tetto del terminal e uno di loro è riuscito anche a filmarsi mentre ostacolava le operazioni di imbarco passeggeri su un volo di linea. Un campione sportivo para-olimpico, James Brown, si è seduto in cima ad un aereo della British Airways che avrebbe dovuto partire per lo Sciphol di Amsterdam. A Parigi, da 4 giorni, qualche decina di francesi è accampata allo Chatelet, nel centro di Parigi, con attrezzature igieniche di fortuna e cucine da campo. A Berlino l’occupazione pacifica di suolo pubblico è cominciata lunedì alle 4 e mezza di mattina nel cuore del Tiergarten, attorno alla Siegessaeule (Grosser Sterne) e prosegue con la tattica dello sciame di dimostranti che compaiono a piccoli gruppi in giro per la capitale, usando la messaggistica in tempo reale di Telegram. Molti civili hanno portato ai manifestanti tè caldo e generi di prima necessità ( fa già freddo a Berlino, e piove). 

Sappiamo, in Europa, che il tempo del realismo non è quasi mai il tempo della politica ufficiale, se non a vicende belliche avviate. Ma lo è per la rivoluzione, invece, che, per quanto a lance spezzate, infiacchita dal consumismo di 7 decenni di doping antropologico, è quanto mai attuale nella misura in cui la sua alternativa è un totale annientamento della vita degna di essere vissuta. Perché dobbiamo essere molto chiari, potremo ancora vivere, certo, in un mondo sempre più caldo, ma bisogna essere consci che ci riusciremo solo con il coltello tra i denti. Proprio in questi giorni lo Environmental Audit Committee del Parlamento inglese, come riferisce Extinction Rebellion, ha espresso “una profonda preoccupazione sull’impatto dell’innalzamento dei prezzi del cibo per le fasce più poveri e vulnerabili della popolazione in Inghilterra, e la compiacenza del governo su questa questione”. Un paio di esempi piuttosto eloquenti: in Francia, è in corso una crisi della cipolla ( la varietà pregiata Cévennes). A causa delle piogge eccessive i raccolti sono diminuiti del 30%. Nel 2018 la Lettonia, sempre a causa del crollo nella produzione delle cipolle, aveva dichiarato uno stato di emergenza. L’autunno 2018 e l’inverno 2019 sono stati la stagione della crisi del cavolo cappuccio ( i crauti, per intenderci) in Germania. Troppa siccità. 

Intanto, la IUCN Species Survival Commission (il network mondiale più importante che riunisce 9000 esperti nella conservazione delle specie), nel corso della riunione plenaria di Abu Dhabi (6-9 ottobre) ha lanciato un nuovo appello perché ci si renda conto che l’estinzione della biodiversità va presa sul serio: “Ci rivolgiamo ai governi, ai donatori istituzionali e alla società civile affinché siano attuate misure di emergenza per salvare le specie a maggior rischio di estinzione (…) perché sia riconosciuto il legame tra il rischio naturale e il rischio finanziario”. Infine, “ci rivolgiamo a ogni individuo, soprattutto ai giovani, perché prendano una posizione e si alzino in piedi per parlare per la salvezza di tutte le specie”. 

A differenza dei cambiamenti climatici, abbiamo a disposizione un sostantivo che denota uno stato d’animo molto preciso per dire che cosa è l’estinzione: solitudine. Una sconfinata distesa di miliardi di esseri umani, come ha scritto E.O.Wilson; ma, soprattutto, il silenzio terrificante dell’unica specie rimasta condannata a guardarsi allo specchio, trovandoci solo il proprio volto, senza più il conforto del confronto con l’altro. Cioè, in parole da bar, con la ricchezza polimorfa della vita. 

 

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