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Il Sudafrica ci ripensa: l’allevamento di leoni in cattività va avanti

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Pessime notizie dal Sudafrica per i leoni: lo scorso 18 marzo, con una decisione del tutto inaspettata, il DEA ( Department of Environmental Affairs, cioè il Ministero dell’Ambiente) ha rigettato le raccomandazioni finali per lo smantellamento dell’allevamento in cattività di leoni che erano state presentate all’esecutivo dal Comitato di esperti istituito ad hoc il 21 e 22 agosto del 2018, e accolte dal governo, con un passo storico, il successivo 12 novembre del 2018. Nel comunicato stampa di allora il governo dichiarava infatti di aver “adottato il Report prodotto dall’audizione di due giorni sull’allevamento in cattività dei leoni a scopo di caccia e di commercio di ossa” e di accettarne dunque le linee guida: “la raccomandazione del Comitato, tra altre cose, è che il Dipartimento degli Affari Ambientali (il DEA) dovrebbe, sotto il profilo dell’urgenza, iniziare misure politiche e una revisione dell’allevamento in cattività dei leoni per la caccia e il commercio di ossa, tenendo come obiettivo di porre fine a questa pratica”, si leggeva sempre sulla nota ufficiale. 

Avevo già parlato diffusamente di questa industria indecente di ritorno dal mio viaggio nel Kgalagadi, tra Sudafrica e Botswana. Ora, il Sudafrica fa retromarcia e si torna al punto di partenza. Su gentile concessione del team di attivisti di Blood Lions, pubblico il loro comunicato stampa scritto da Louise De Waal e diffuso nei giorni scorsi via Facebook:

 “Il Dipartimento degli affari Ambientali ( DEA) rigetta il portfolio della risoluzione del Comitato per la chiusura dell’allevamento in cattività di leoni . Il DEA ha proposto che l’allevamento in cattività debba continuare per il tempo necessario a regolamentarlo in modo corretto e per introdurre una legislazione appropriata, nel corso della riunione del Comitato Portfolio per gli Affari Ambientali (Portfolio Committee of Environmental Affairs, PCEA) tenutosi il 12 marzo con all’ordine del giorno la implementazione del precedente rapporto del Comitato sull’allevamento in cattività. 

Questa decisione ignora le risoluzioni precedenti del PCEA seguite alla 2-giorni di colloqui dell’agosto 2018, che includeva anche la risoluzione 9.1, la quale specifica ‘ che il DEA dovrebbe, su procedura di urgenza, tradurre in atto azioni politiche e una revisione legislativa dell’allevamento in cattività per rifornire la caccia su commissione e il commercio di ossa di leoni, con l’obiettivo di porre fine a questa pratica’. La Risoluzione venne di conseguenza adottata dal parlamento, divenendo così una risoluzione parlamentare. Oggi, il Sudafrica mantiene in cattività ancora 9mila-12mila leoni, in approssimativamente 300 strutture con scopi commerciali diversificati, che includono la caccia su commissione, l’accoppiamento e la vendita di ossa. Con un dietro-front scioccante rispetto alla unanime condanna dell’allevamento in cattività espressa durante i Colloqui di agosto da un folto gruppo di esperti di conservazione e di benessere animale, e rafforzata dal sostengo del successivo Rapporto della PCEA, ora il DEA semplicemente ha reiterato le stesse trite giustificazioni di sempre, come se il Colloquio di agosto non avesse mai avuto luogo. 

Durante la riunione di questa settimana, il DEA ha riferito che di 227 strutture di allevamento ispezionate nel Free state, nel Limpopo, nel North West Cape e nello Eastern Cape, quasi il 44% ( cioè 88 fabbriche) non erano conformi con, tra gli altri, i Regolamenti sulle Specie Minacciate e Protette ( Threatened or Protected Species Regulations, TOPS). Nel Free State su 111 strutture, 62 non erano conformi ai TOPS. La maggior parte operavano con i permessi scaduti. E tuttavia tutti i permessi sono stati rinnovati, senza che siano state fornite ragioni per questo rinnovo. 

Inoltre, il DEA ha riferito ( in modo errato) che le attività che includono il vezzeggiamento e le passeggiate con i grandi felini non sono consentite nel Free State e nel Western Cape, e che quindi non erano stati fornite licenze alle strutture che si occupavano di queste attività. Tuttavia, in entrambe le province ci sono molte strutture che invece offrono a migliaia di turisti e volontari simili attività basate sullo sfruttamento. Il comitato è apparso per nulla preoccupato per il fatto che simili attività abbiano luogo senza o in mancanza di un adeguato permesso del North West, nel Limpopo e nel Gauteng. Il DEA ha soltanto 4 ispettori per coprire un intero Paese e ha ammesso che le risorsi per le ispezioni sono insufficienti. Le ispezioni stesse sono semplicemente controlli per verificare la conformità con i TOPS, in collaborazione con le autorità provinciali, e gli ispettori del DEA non hanno ricevuto una formazione per controllare il benessere degli animali.  

La NSPCSA ( National Council of Societies for the Prevention of Cruelty to Animals, una ONG) è la sola organizzazione mandataria per condurre ispezioni sul benessere degli animali, e ciò nonostante né la NSPCSA né la PCEA ( il Comitato di esperti delle audizioni di agosto 2018, ndr ) hanno potuto ottenere dal DEA una lista completa delle strutture che allevano leoni. Il 25 febbraio 2019 il Ministro ha annunciato la formazione di un Gruppo di lavoro ( High Level Panel) per rivedere le politiche in atto, la legislazione e le pratiche inerenti la gestione, l’allevamento, la caccia, il commercio e il trattamento di elefanti, leoni, leopardi e rinoceronti. Non c’è però stata una consultazione pubblica sui termini di riferimento del Gruppo di Lavoro e i membri invitati a farne parte sono coloro che hanno esperienza nell’utilizzo sostenibile (degli animali, ndr). Stando alle osservazioni di chiusura del PCEA, sembra certo che questo Gruppo riconsidererà le Risoluzioni contenute nel report dei Colloqui del PCEA. 

 

Blood Lions, una organizzazione tra le migliori che lavora per porre fine all’allevamento in cattività dei leoni, alla loro caccia su commissione e all’industria del commercio delle loro ossa in Sudafrica, è molto preoccupata per i risultati della recente riunione. ‘La raccomandazione del DEA di regolare una industria che ha prosperato per oltre 20 anni, sotto una cosiddetta governance, prova che la legislazione è inefficace e anche insufficiente. Le più rilevanti autorità mondiali che si occupano di conservazione e di ricerca scientifica dichiarano che l’industria dell’allevamento non ha nessun valore conservativo e che di fatto viola invece protocolli etici e di benessere animale accettati su scala internazionale’. Blood Lions sollecita dunque il DEA a seguire l’eco che le risoluzioni dei colloqui del PCEA hanno prodotto, che include anche la seguente, vitale dichiarazione, che consiglia al DEA ‘di avviare sotto il profilo dell’urgenza, iniziare misure politiche e una revisione dell’allevamento in cattività dei leoni per la caccia e il commercio di ossa, tenendo come obiettivo di porre fine a questa pratica”.